Il Testimone del Diavolo: racconto di un progetto letterario.

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Quando nel lontano 2008 iniziai ad occuparmi del mistero intorno a Lucedio, ancora non conoscevo la quantità massiccia di materiale a cui avrei attinto. Ricordo ancora la sensazione di disagio che provai, passeggiando nella neve in un silenzio tombale, mentre perlustravo quelli che erano considerati luoghi ad alta densità paranormale. Diedi un’occhiata al tempio, di dubbia origine, alla chiesa abbandonata con strane teste di toro nella facciata, osservai il cimitero abbandonato e la tenuta del Principato, per poi tornare a casa senza nulla di eclatante nelle mani. Dovetti ripetere l’esperienza due anni dopo, con la mente sgombra da pregiudizi, prendendomi tutto il tempo necessario, per comprendere a fondo quel luogo carico di energie contrastanti. Mi fermai ad ascoltare, a guardare, e nell’immobilità del momento, finalmente, un’idea mi balenò all’improvviso nella mente: scrivere un libro. Andai su internet, per scoprire con stupore che nessuno aveva ancora fatto nulla del genere.

Per riassumere brevemente l’interesse su Lucedio, mi basta raccontarvi che ci sono video su youtube con migliaia di visualizzazioni, televisioni estere che si sono occupate del luogo, tra cui un’emittente americana, che ha dedicato un’intera puntata su Lucedio, presentata da Linda Blair, (si, proprio quella Linda, la protagonista del terrificante ‘‘L’esorcista’’), nel documentario intitolato ‘’I luoghi più terrificanti del mondo’’. Parliamo dunque di quel Piemonte gotico che tanto ama Argento, quello che fa paura alla gente per bene, quello a cui la maggior parte dei piemontesi non vuole pensare, e che ho cercato di raccontare in un romanzo verosimile, per quanto mi è stato possibile. Perché scrivere del diavolo, senza superare quella linea di confine che ti fa precipitare direttamente nel ‘‘grottesco’’, è difficile, molto difficile. Il progetto è stato fermo per molti anni, prima di decidermi a fare sul serio.

Sono le informazioni raccolte nelle ricerche del gruppo Teses, ad avermi aiutato a creare una rete di avvenimenti e scoperte plausibili. All’interno di questa storia, non ci sono infatti soltanto ‘‘situazioni’’ frutto della mia immaginazione, ma verità e teorie esoteriche che compongono un puzzle molto più grande. E la domanda a cui, implicitamente, il romanzo vuole rispondere è: esiste il diavolo? Grazie a quest’avventura letteraria, ho potuto avere il grande piacere di conoscere Danilo Arona, che ha scritto anche la prefazione per il libro. Un grande scrittore che non solo ha creduto nelle mie capacità, ma ha acceso in me quell’ottimismo che mi mancava, per poter continuare nel percorso di scrittrice. Perché non tutti sanno che, per ignote ragioni, tutti gli scrittori sono perennemente tormentati su ciò che sono, e su come vengono percepiti dal mondo esterno.

‘’Il Testimone del Diavolo’’ ha dunque un illustre prefazione, un introduzione di Luigi Bavagnoli, ricercatore e amico, nonché scopritore del famoso ‘‘Spartito del Diavolo’’, e una postfazione da me curata, con i commenti alla personale ricerca su questo luogo misterioso ancora tutto da scoprire. il libro, edito da Anguana Edizioni, è disponibile in libreria, su IBS e sul sito della casa editrice. E voi cosa dite, esiste il diavolo?

Dalla prefazione di Danilo Arona:

Nella realtà di ogni inverno di “bassa” piemontese, queste nebbie particolari derivano da un certo numero di fontanili interrati che rilasciano umidità con l’alta pressione. All’identica presenza è collegato il presunto miracolo della “colonna che piange”, ubicata nella Sala Capitolare dove si svolsero cruente torture al tempo dei monaci assatanati: la spiegazione consiste nella pietra molto porosa della colonna che cattura l’umidità del luogo per rilasciarla poi in un altro momento. La storia, la suggestione, la voglia di credere che qualcosa resti per fortuna nel regno del non spiegabile: si potrebbe dire che i fantasmi altro non sono che proiezioni di noi stessi.
Si potrebbe dire, appunto. Ma non è così, soprattutto nella buona narrativa delle autrici e degli autori della mia regione. Defilippi, Borgio, Pent, Musolino, Marenzana, Cometto, Bona, Mana, Gatti, Citi, Treves, Lanza, e altri ancora. E oggi Amanda Pitto che, da un passato misterioso e cruento trae uno spunto emozionante e coinvolgente calato con coerente lucidità nelle dinamiche contemporanee.
Estratto da “Il Testimone del Diavolo”.

Guarda il book trailer!


Maleficent: la cruda e meravigliosa realtà.

Halloween 2014. Finalmente l’ho visto! Parlo del film Maleficent, un film del 2014 diretto da Robert Stromberg, al debutto da regista, con Angelina Jolie nei panni dell’apparente cattiva. Ho letto moltissimi commenti positivi a riguardo, soprattutto della più che moderna e giusta visione di buono e cattivo, bello e brutto, giusto e sbagliato, che viene stravolta in un classico come “La bella addormentata” per rappresentare l’onestà della vita. Perché diciamocelo, credere ad un male e ad un bene assoluti non è soltanto anacronistico, è fondamentalmente ridicolo. L’ho apprezzato particolarmente per la sua caratteristica principale: far riflettere sulla natura umana e i suoi punti deboli. Ma esaminiamo il film nel dettaglio. La storia racconta di un ragazzo che si innamora di una fata, dal nome insolito:Malefica. Un uomo e una donna completamente diversi, di regni diversi. Apparentemente una banale scelta nella sceneggiatura. In questa storia però, non trionfa l’amore, o per essere più precisi, non quello a cui tutti siamo abituati a credere dalla società, dalla religione e soprattutto dalla famiglia. Siamo abituati alle favole dove si formano coppie improbabili che immancabilmente devono superare degli ostacoli per raggiungere il lieto fine. No, in Maleficent ci si lascia per sempre, come nella realtà.

Dunque cos’è l’amore? L’amore supera i confini di genere, finisce, rinasce sotto nuove forme, può esistere e non essere consciamente riconosciuto ed accettato, può essere rifiutato e presentare sfumature di odio. Può presentarsi un giorno in un gesto, in uno sguardo, e trasformare la realtà in maniera sorprendente e stupire per primi noi stessi. Può nascere e crescere anche nel male.
E in fondo cos’è il male? È estremamente curioso osservare alcune chiare metafore sul filo che divide la vita dalla morte. La bella addormentata ancora desta, rischia la vita accudita dal “bene”, perché in fondo la morte è casualità, distrazione e soprattutto mancato controllo sugli eventi.
Può quindi essere più sicuro ciò che apparentemente si mostra incerto? E come viene chiaramente mostrato nel film, l’uomo non è in grado di eliminare la sua natura violenta se non autodistruggendosi, come il Re protagonista, avido di potere e vendetta. In questo non c’è nulla di originale certo, ma rimane un concetto intramontabile e più che mai attuale, se lo colleghiamo all’inquinamento e lo sfruttamento della terra.

Ci sono chiari riferimenti all’esoterismo e allo sciamanesimo. Possiamo osservare nel rapporto con il corvo una somiglianza con lo spirito guida dello sciamano, e il bastone utilizzato in una scena molto particolare per “avviarsi” fisicamente nasconde in realtà l’iniziazione ad una nuova fase con uno strumento di potere. Ma al di là della solita solfa esoterica, esiste un segreto ben più importante, che viene svelato ai meno distratti: una maledizione (insieme a jettatura e malocchio ben conosciuti nel folklore popolare) hanno un potere devastante soltanto perché viene lanciato un messaggio alla vittima che, tramite fissazione mentale, inizia a vivere nella mania di persecuzione. Insomma come sempre,tutto è nelle nostre mani, e affibbiare ad altri colpe inesistenti è un buon modo per perdere la ragione.

Molti esponenti del mondo pagano hanno scritto la loro recensione o semplicemente una riflessione su questa grandissima interpretazione di Angelina Jolie, e mi chiedevo come mai avesse colpito così profondamente lo spirito delle persone. Da parte mia, nella vita, mi sono sprecata un sola volta a esprimere un pensiero cinematografico, nello specifico per il cult “The Wicker Man”, parlando sia dell’originale che del remake. Lo potete trovare negli articoli scritti sul mio sito, anche in versione inglese. In questo caso non mi esprimo sulla fiaba da tutti conosciuta da cui prende spunto, in quanto a mio avviso sarebbe molto banale. Onestamente, rileggendomi, non sono soddisfatta nemmeno di come ho cercato di raccontarvi la rivisitazione moderna. Credo che le parole non possano esprimere l’alchimia di questo capolavoro, perché questo è secondo me il termine adatto. Per poterne comprendere a fondo la delicatezza delle sfumature emotive, è necessario osservare la grande metafora esistenziale che si trova all’interno senza il pregiudizio che stiamo solo guardando un semplice film. E alla sua innegabile perfezione, non c’è una misteriosa spiegazione, ci sono invece delle basi di razionalità, logica e antropologia sociale. Insomma, un grande lavoro di sceneggiatura, ricco di elementi utili per comprendere i meccanismi psicologici e sentimentali di ognuno di noi.

Il ponte di Halloween

Da qualche tempo stavo ormai meditando di scrivere un articolo su Halloween. E si, avete letto bene, sulla festa definita “commerciale”, non Samhain, non la festa sacra di commemorazione degli antenati. Il mio sentirmi poco comoda nei concetti convenzionali, mi porta, dopo anni a riflettere sul significato più profondo di ogni cerimonia pagana, a ricercare nuovamente l’aspetto ludico della vita. Mi sono ritrovata, improvvisamente, ad aspettare trepidante il momento in cui poter parlare ai miei figli di quel camino dove scenderà Babbo Natale, a godermi semplicemente dei mercatini colorati e ricchi di oggettistica a maggio, e ovviamente, ad acquistare i costumi per il 31 ottobre, senza necessariamente  quindi ritualizzare in quelle che sono le feste a cui mi sono avvicinata come pagana ormai da ventidue anni. Il tempo passa ed ho scoperto un importante segreto. Non esiste niente di più logico del vivere il momento presente, sempre al meglio delle proprie possibilità. Suona un poco banale, lo so.

Mi sono dunque seduta sulla poltrona con un caffè, decisa a dare sfogo alla mia personale interpretazione filosofica del “dolcetto e scherzetto” conosciuto da tutti, quando un piccolo senso di colpa ha preso possesso della mia mente. Voglio veramente scrivere di quanto sia suggestiva una casa decorata da zucche intagliate, o inventarmi una ricetta di un dolce a tema da inserire sul mio sito, con la consapevolezza che esistono persone che ogni anno, per Halloween, raggiungono le piazze per donare la loro risposta “cristiana” e guastare i festeggiamenti delle persone? E qui, mi tocca necessariamente essere più specifica. È nato, da qualche tempo, un movimento cristiano, che si impegna ogni anno a spiegare alle persone, proprio durante gli eventi dedicati al 31 ottobre, il perché sia importante ravvedersi e non supportare una ricorrenza a loro detta demoniaca. Dopo qualche minuto di indecisione, ho reputato giusto lasciare da parte ogni idea personale, per fare ciò che secondo me è giusto. Ovvero proteggere questa meravigliosa festa, ricca di magia e suggestione, preservare i diritti degli individui e combattere l’ignoranza, che come sappiamo bene,è più tagliente di un coltello affilato, e può fare danni, spesso anche grandi.

Dunque sono qui, anch’io, a fare del mio meglio per contribuire alla Verità. Non lo farò scrivendo nulla di particolare. Lascerò semplicemente questo articolo sul mio sito come un ponte, che le persone potranno attraversare, per raggiungere, se lo vorranno, tutto ciò che è giusto conoscere su questa importante ricorrenza pagana, che con i suoi innumerevoli risvolti ludici, continua a incantare adulti e bambini. Se volete sapere tutto, ma proprio tutto, su Halloween, andate quiDSCN2444

Potete contribuire anche voi  e sostenere la causa con i vostri mezzi. Come? Informando le persone il più possibile sulla vera origine di questa festa, ad esempio parlandone con i vostri parenti e condividendo su facebook e sui social il link al sito.

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The Wicker Man: Original VS Remake

The original. Directed by Robin Hardy, 1973

There are few Pagans who can say they haven’t seen this cult Pagan film from the early seventies. The storyline follows a police sergeant and practicing Christian who travels to an island in search of a missing girl, and who discovers an entire village dedicated to a religion completely different from his own. Only at the end of the film, in the crucial scene, will he discover the real motive behind his presence on the island, and his true destiny. This does not leave the spectator with a sense of dismay, as often happens in films with such cruel finales, but with a very particular emotion and the sense of a material resolution with a strong tangible concept of the divine. The whole film transmits a sense of community, union, and evocative atmosphere that follows you through to the end of the story. In The Wicker Man, Paganism is clean, an everyday routine, lived openly. No external contamination and no search for innovation, especially relating to the philosophical and ethical aspects of the village. A sole white sheep in the middle of a lot of black sheep (or vice versa). A subtle battle, a continuous contrast between Paganism and Christianity. A delicate battle between two worlds, where the main character (even if it’s not) can do nothing but succumb, imploding in his derisive fairytale, built upon his own rationale and rigid imposition of morals. A film that can be defined as meditative and stimulating. Usually older films can be viewed as boring and unsuitable for the current generation, that is not the case for this original.

The remake. Directed by Neil LaBute, 2006

Let’s start from what this remake isn’t. It isn’t boring, and most of all it is not far off the original plot, so it can’t be dubbed a disappointment either. In reality it is a politically incorrect film. A remake would make sense if the original ending was maintained, and the happy, positive theme was emphasized that could not be expanded due to questions strictly tied to the period in which the original was filmed. It should have had more visions linked to the village and to it’s pagan every day life. It would have been appropriate to not let down those who loved the original, and to avoid it turning into a manifesto for modern feminism. What I didn’t like about the remake is its intent on portraying a cruel woman ruling an absolute and independent matriarchy which enslaves men. The air of pagan festivity from the original is totally lacking. I think the idea of this remake was to associate the woman with the queen bee, and for this reason the bee is the symbol of this film, becoming the symbolic animal of the community. This connection could only have worked in keeping with softer and more magical images. The remake is a horror film based on the ruthless image of the bee, but pagans know, as do beekeepers, that the bee is not a predator and stings only when it is in danger. This behavior is common to most animals and does not justify the way they are portrayed in the film. This remake portrays ruthless women, and I think it could have been made with a more positive look, maybe by emphasizing sisterhood rather than a coalition against men. Maybe Pagans would prefer instead to see new and other aspects of pagan ceremony. A deeper narration, and a freer exploration of elements the original could only hint at due to the time in which it was made. Sadly this remake is a classic example of a package loosely put together. Many Pagans or Pagan sympathizers, full of expectation would have wanted to surround themselves with that purely pagan atmosphere and sensation that they loved in the original film.

Piccola recensione del libro “La Farmacia in Giardino”…

“La Farmacia in Giardino – Il benessere dalle piante spontanee della zona prealpina”, edito da Anguana Edizioni.
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Apprezzo chi decide di dedicarsi a quelli che sono considerati gli aspetti più ‘contadini’ della conoscenza erboristica e antica, specialmente quando si tratta di consigli utili per la cura di se stessi nella forma più naturale possibile. Questo testo in particolare, scritto da Chiara Rancati, è ideale sia per chi è già esperto dell’argomento ,ma vuole approfondire alcune piante rintracciabili nell’arco prealpino che possono essere utilizzate a fini benefici, sia per coloro che si interessano per la prima volta di erboristeria.
il libro si occupa del riconoscimento di erbe spontanee, della raccolta, della conservazione e dell’utilizzo, ad esempio sotto forma di tisana, infuso, sciroppo, crema e molto altro. Le descrizioni delle piante sono corredate da illustrazioni, proprietà, uso interno ed esterno, avvertenze , curiosità ed usi popolari. Utilizzando le risorse preziose di questo testo, saremo in grado di approfittare di ciò che la natura, guaritrice per eccellenza, ogni giorno ci offre, ovvero la possibilità di utilizzare soluzioni veramente ‘armoniche’ per il nostro equilibrio.
Questa la descrizione data dalla casa editrice, la Anguana Edizioni: Un manuale semplice e chiaro, adatto anche ai meno esperti e ai neofiti erboristi di tutte le età. Un manuale indispensabile per chi vuole iniziare a cimentarsi subito, e utile a chi è curioso di scoprire i poteri dimenticati delle comunissime “erbacce”. Un piccolo grande libro, per iniziare a guardare il mondo con occhi nuovi, anche solo affacciandosi sulla soglia di casa; e da tenere rigorosamente non nella libreria, ma a portata di mano in cucina. Con schede a colori di12 piante di facilissima reperibilità.

L’autrice:
Nata il 2/2/1981 a Lecco e attratta fin da piccola dal mondo delle erbe officinali e dei rimedi naturali in generale, è Naturopata diplomata presso l’Istituto di Medicina Psicosomatica Riza. È appassionata di antropologia e da anni studia l’antica spiritualità nord Europea, specialmente celtica. In particolare indirizza i propri studi al Sacro Femminino ed alle antiche Sorellanze. Integra inoltre il proprio percorso spirituale praticando Core Shamanism (sciamanesimo transculturale). È istruttrice di pattinaggio sul ghiaccio, nonché fotografa e grafica amatoriale. Attualmente porta avanti un percorso di riscoperta interiore definito “La Via di Anu” con Thea Worthington, membro del britannico Obod.

Vi segnalo anche il suo bellissimo sito: www.lavocedelladea.it, dove la Spiritualità al Femminile – La Voce della Dea ci richiama sul sentiero a spirale che conduce ad Avalon, là nel profondo, dove in foreste ombrose sconosciute agli umani giace la nostra anima selvaggia in attesa di essere risvegliata.banner

Dieci regole per aspiranti scrittori.

Parliamo per una volta di come scrivere. Anzi, di come essere pubblicati. Se è vero che scrivere un libro è un diritto di chiunque voglia cimentarsi, è anche vero che lo scoglio più grande da superare è farsi pubblicare! Quando ho iniziato a partecipare ai concorsi letterari la mia più limpida intenzione era comprendere se era possibile per me essere letta e capita da qualcuno che non fosse soltanto un’amica, un parente o un conoscente considerato “di parte”. Allora, senz’altro, è consigliato uscire allo scoperto con questa prima basilare regola:   partecipare a qualche concorso letterario per mettersi alla prova.”  Fatto ciò, è possibile comprendere se siamo capaci di dare forma ai nostri pensieri in modo armonioso, e svelare finalmente se abbiamo la capacità di puntare dritto al cuore delle persone, che vorranno assorbire intimamente le nostre parole e farle proprie. E poi? Lo so, è banale ripeterlo anche qui, purtroppo mi tocca farlo e ribadirlo: bisogna leggere, leggere e ancora leggere! Perché? Ovvio…non è possibile entrare nelle dinamiche di un buon pacchetto letterario senza conoscerne centinaia di altri già costruiti da scrittori che ci hanno preceduto. Riguardo a questo, bisogna stabilire a quale genere letterario si vuole appartenere. E la seconda regola è così molto scontata:   capire di quale genere letterario ci si vuole occupare.   In fondo creare un libro dal nulla è come fare dei biscotti succulenti. La forma, la consistenza, il profumo che ci raggiunge nelle stanze di casa durante la cottura, sono tutti punti fondamentali per una buona riuscita del progetto. Dunque interroghiamoci. Cosa conosciamo? Cosa abbiamo letto nella nostra vita? Di cosa ci piacerebbe parlare? E tutto questo ci porta ad una strategia di mercato. E alle domanda fatidiche e indispensabili: cosa può servire? Cosa ancora non esiste sul mercato editoriale? Non è sbagliato scrivere quello che l’istinto ci dice,  buttare nel  mondo i nostri sentimenti e pensieri, ma qualcuno dovrà leggere ciò che scriviamo, e dunque la terza regola fondamentale è:   costruire il progetto letterario in base alle esigenze di mercato.”  Un’idea può essere ottima, però se qualcuno l’ha già sfornata prima, in Italia o nel resto del mondo, forse è il caso di passare oltre e pensare a delle nuove idee. Uno scrittore deve sempre prendere spunto dai suoi maestri letterari senza cadere nell’emulazione o triste imitazione!  Cerchiamo, prima di iniziare un libro, di capire come si potrebbe parlare di un determinato argomento senza cadere negli stessi concetti triti e ritriti. Cambiamo l’angolazione da cui osserviamo il mondo. Lo stesso vale ovviamente per un romanzo. Dobbiamo fare in modo di non inventare un’atmosfera (oscura, romantica o altro) che qualcuno ha già creato precedentemente.  Arrivati a questo punto bisogna sistemare la propria cassetta degli attrezzi. Ovvero:   utilizzare al meglio i  propri mezzi.  Non è possibile creare un libro pensando di superare sé stessi, stupire gli altri, essere necessariamente innovativi, o peggio capiti da chiunque. Bisogna utilizzare le proprie conoscenze, le proprie capacità, la buona volontà e l’impegno giusto per creare la perfetta alchimia che renderà il risultato finale unico nel suo genere,e apprezzato almeno da un target di lettori.  E poi? La sequenza successiva è riuscire a ricreare l’ambientazione giusta che possa darci ispirazione. Ovvero, un luogo dove essere completamente indisturbati e sereni per fare in modo che la nostra mente possa partorire delle idee giuste. Non ci sono dei metodi preconfezionati, ogni scrittore o aspirante tale ha le sue manie. C’è chi stacca il telefono e si chiude in uno studio debitamente adibito a zona scrittura, magari con una finestra panoramica da osservare. Chi cammina fra la gente cercando in mezzo all’umanità le parole giuste, chi ascolta lo scoppiettio di un camino in assoluto silenzio, chi si reca al bar consueto con un portatile e scrive sorseggiando una bevanda calda. Non ci sono dei veri e propri consigli a riguardo. L’unica regole è:   per quanto strambe, seguire le proprie necessità creative che stimolano il flusso di idee.”  Personalmente per poter scrivere devo essere tassativamente seduta in cucina e non devo parlare con nessuno prima di accendere il computer. Qualsiasi parola detta da chiunque mi crea un blocco emotivo.  È importante fare tutto quanto è nelle nostre possibilità per non incorrere nel fantomatico “blocco dello scrittore”!  A me ne è venuto uno che è durato otto anni. Cerchiamo di evitare tutte quelle situazioni in cui il nostro spirito cade in depressione. La sesta regola è alquanto curiosa, ma non per questo meno importante delle altre:   aiutare il proprio intuito attraverso degli esercizi utili allo scopo e mantenere la concentrazione.   Nel mio caso specifico, parlo di lunghe passeggiate che schiariscono le idee, limitazione totale della frequentazione sociale, e soprattutto di una continuità di lavoro. Nel senso che, a mio avviso, quando si crea un mondo parallelo, seppur fittizio e reale solo su carta, la cosa migliore è cercare di uscirne per fare pausa il meno possibile. Se stiamo scrivendo un romanzo, e tutto combacia, tutto fila liscio, fare qualche giorno di vacanza è onestamente una pessima idea. Quando si inizia un progetto letterario, è meglio essere completamente immersi fino allo sfinimento, ed uscirne alienati nel giusto momento. Ovvero quando si è raggiunta l’ultima pagina.  Non posso poi non citare un concetto che seppur banale a volte si perde di vista:   mantenere il segreto su ciò che si scrive.   Perché? Il primo motivo è che ciò che scriviamo non deve essere contaminato dal giudizio altrui fino a quando non abbiamo completato il lavoro. Rischierebbe di creare confusione nella nostra mente, o peggio, nel caso che piacesse moltissimo leggere le nostre pagine alla persona prescelta, darci l’illusione di essere sulla strada giusta. Se quello che stiamo scrivendo è giusto o sbagliato lo dobbiamo capire da soli mano a mano che la storia prende forma. E poi c’è un’altra questione. È possibile che qualcuno  svelto e furbo ci carpisca l’idea e, nel caso avesse dei canali editoriali veloci, sarebbe un bel problema! Dunque occhio a non spargere la voce sulle idee o possibili trame di un libro! L’ottava regola riguarda la presentazione del “pacchetto”, ovvero la sinossi. Come sapete le case editrici non hanno molto tempo a disposizione e sono sempre oberate di lavoro. Mandare una presentazione sintetica del progetto stimolando la curiosità è fondamentale.  È possibile mandare l’idea a grandi linee del progetto alle case editrici ancor prima di terminare il lavoro, visto che alcune ci mettono molti mesi a rispondere. Dunque la regola è:   scrivere una perfetta sinossi, sintetica ed efficace. E mandarla alle case editrici mirate al nostro argomento.  È inutile puntare su case editrici che non si occupano affatto degli argomenti che abbiamo trattato. È una perdita di tempo soprattutto per lo scrittore. È scontato che bisognerebbe escludere in assoluto le case editrici a pagamento, l’auto pubblicazione o produzione limitata tramite associazioni, perché anziché creare per così dire “curriculum”, si rischia di far cadere l’aspirante scrittore nel dimenticatoio come “colui che vorrebbe ma non ne è capace”…La pubblicazione alternativa di libri particolari, poco interessanti per il mercato o per soddisfazione personale, potranno essere rispolverati successivamente, quando per lo meno ci saremo fatti un nome come “veri” scrittori!  Passiamo alla nona regola, che è dedicata alla strategia successiva alla pubblicazione:   evitare la promozione selvaggia. Il libro è una creatura che nasce dalla mente dello scrittore, prende vita e deve incanalarsi per la sua strada in maniera autonoma. Postare su forum, facebook o sui siti continuamente il proprio libro come ottimo acquisto non solo lo svaluta come prodotto creativo, ma lo rende banale e artigianale, dove artigianale non è un concetto positivo ma indice di poca professionalità. E ultima regola ma non per importanza, bisogna dedicarsi all’autocritica e mantenere i piedi per terra. Ovvero:   non sopravvalutare le proprie capacità.   Un libro viene creato da molte persone che lavorano per lo stesso risultato. Dal grafico al correttore di bozze, alla casa editrice stessa che può decidere di cambiare il titolo o apportare delle modifiche al testo. La creazione appartiene a tutti coloro che stanno lavorando per vendere il prodotto finale. Dunque ci vogliono pazienza ed umiltà.  Umiltà è una brutta parola nell’ambiente degli scrittori, ma se si perde quel tocco magico che ci permettere di avere l’ispirazione, perché l’anima si è inaridita mettendosi su un piedistallo, il flusso di idee buone non tarderà a bloccarsi!  Ed infine, un ultimo spassionato consiglio: Ascoltate ciò che vuole uscire dal vostro mondo interiore, le voci che sussurrano domande e risposte, perché è lì che dimora l’Arte!

“I Racconti di Boscomagico”, un libro per l’infanzia.

“I Racconti di Boscomagico”, è un libro che narra di un posto lontano dove un gufo parlante, Streghe, Fate, Gnomi e creature del bosco vivono insieme avventure fatate e divertenti, illustrate dalla bravissima Ilaria Ruggeri.  È  un mondo creato per i bambini che ancora amano sognare con semplicità, immergendosi in realtà delicate e romantiche in tipico stile retrò. Il progetto nasce essenzialmente per il mio forte desiderio di ricreare una piccola dimensione “armoniosa” da raccontare ai miei figli, ed ha preso forma nel tempo per puro piacere personale, senza fini di lucro. Sia io che l’illustratrice, abbiamo ceduto un poco della nostra creatività all’associazione Pagan Pride Italia, che  ha curato la realizzazione di questo libro. Le influenze che hanno contaminato i racconti, sono senz’altro le visioni di Beatrix Potter e Jill Barklem ( scrittrici e illustratrici inglesi) e gli gnomi famosissimi di Wil Huygen, scrittore tedesco. Qualcuno dice che oggi l’infanzia sia radicalmente cambiata, che le storie che appassionano veramente i bambini parlano per lo più di monopattini che sfrecciano sui marciapiedi in città, guidati da piccoli investigatori con aggeggi ipertecnologici, oppure avventure fantascientifiche e piene di azione, corredate, nel caso, da illustrazioni moderne, che non rientrano nel cliché dell’immaginario classico.

Non sono d’accordo.

Io credo ancora in quella fantasia delicata e sottile che mi portava da piccola a credere che se fissavo a lungo un buco nodoso di un vecchio albero, forse ci potevo scorgere all’interno qualche fata che sorseggiava il the con le amiche. Mi immaginavo piccole tazzine di porcellana bianche fumanti, sopra ad un tavolo rotondo con una tovaglia di pizzo candida come la neve. E un centrino inamidato nello zucchero, con sopra dei dolcetti variopinti. E sognavo di un’altra dimensione, che in fondo conosciamo anche attraverso i racconti popolari di varie culture, non necessariamente legate all’infanzia. Esempi tipici degli adulti? Il mondo delle fate all’interno dei pozzi in Irlanda, oppure i Trolls della Norvegia, e ancora gli gnomi delle foreste, le sirene, fino al leggendario “uomo dei boschi” piemontese.  Ovviamente nell’immaginario collettivo evocano forti suggestioni anche le streghe, nel loro stereotipo più classico, o in versione “pasticciona”, nel caso delle fiabe più allegre. In fondo anche noi “grandi” amiamo colmarci di magia fatata, ognuno a suo modo,  rincorrendo diverse avventure, immagini e archetipi. Perché l’editoria moderna vuole togliere ai bambini questo grande privilegio di poter legare folklore, suggestione e incanto, che sono, uniti, la nostra più grande fonte di nutrimento spirituale da sempre?

Proprio da questa domanda, dal desiderio di ricreare ancora quella antica atmosfera, nasce l’idea dei Racconti di Boscomagico.

Potete trovare il libro a questo indirizzo:

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=751817

L’intero guadagno di questo progetto letterario è devoluto completamente all’associazione Pagan Pride Italia. Chi lo acquisterà ( e vi ringrazio se vorrete farlo) aiuterà l’associazione culturale a crescere.

Il Pagan Pride Italia è un’ Associazione a sfondo religioso e culturale, che promuove la diffusione della conoscenza della cultura e della filosofia delle religioni pagane e neopagane in generale,  favorisce il confronto con altri percorsi spirituali e lotta contro le discriminazioni religiose di ogni tipo, alimentate da pregiudizi e cattiva conoscenza di ciò che le vie spirituali realmente significano.

L’ Associazione non ha scopo di lucro alcuno e tutti i fondi raccolti vengono destinati unicamente al perseguimento dei fini sociali. Il Pagan Pride Italia nasce come associazione informale agli inizi del 2001 e già nel settembre dello stesso anno organizza, in collaborazione con l’ International Pagan Pride Project il primo Pagan Pride Day italiano, che è il primo evento dichiaratamente pagano aperto al grande pubblico che si sia tenuto in Italia.

 Nel corso della seconda edizione, viene tenuto anche il primo handfasting di cui si abbia notizia nel nostro paese, vale a dire il primo matrimonio con rito pagano. Nell’ ottica di uno spirito di collaborazione, il Pagan Pride Italia è da subito tra i fondatori del progetto PaganItaliani.net, che si propone di rafforzare la visibilità del movimento pagano e neopagano italiano nel suo complesso.

Per informazioni o visitare il sito dell’associazione: www.paganpride.it

L’Oracolo della Strega Tradizionale: Racconto di un progetto letterario

Quando ho iniziato a scrivere questo libro, in realtà avevo già passato circa due anni travagliati alla ricerca dell’illustratore giusto per la mia “idea”. Necessitavo di qualcuno in grado di creare delle immagini semplici, pulite, dal sapore nettamente antico, e che soprattutto si sarebbe impegnato fino in fondo nel progetto. Sono approdata quasi per caso ad un artista, Marco de Rosa, che non solo è stato capace di dare vita all’Oracolo, ma che si caratterizza nell’ambiente artistico per le sue doti decisamente eclettiche, sia in campo musicale che grafico. Si trattava dunque di creare 45 simboli stregoneschi (se consideriamo anche il retro delle carte, con un immagine molto importante del folklore magico), attraverso la ricerca sul campo, la lettura di libri non esattamente commerciali di autori della mia zona di appartenenza, i racconti popolari, e in seguito unendo ad esse le conoscenze acquisite negli anni dal mio personalissimo percorso nel cammino della Stregoneria. Il passo finale è stato decidere chi avrebbe presentato il progetto su carta, scrivendo quella che può essere definita “l’anima” del libro in poche e dirette parole. L’incontro con Vanth Spiritwalker (Pagan Pride Italia) è avvenuto ormai moltissimi anni fa in un lontano convegno. Negli anni ho sempre più stimato il suo impegno per la comunità e soprattutto la sua delicatezza di spirito. Quale idea migliore se non quella di affidare la presentazione del mio Oracolo proprio a lui?

La domanda che spesso si pone ad un autore è chiaramente come è venuto in mente il concetto iniziale che sta dietro al progetto. Insomma, se ci si sveglia una mattina con una nuova idea, strutturata nella mente, che prima non c’era. Sono sempre stata fermamente convinta che uno scrittore è innanzitutto un ottimo lettore! Principalmente, il moto creativo che porta a riordinare le idee per un progetto di questo genere, arriva direttamente dal notare che mancherebbe quel determinato “lavoro” all’appello. E intendo da poter acquistare. L’idea migliore è scrivere ciò che manca nel panorama letterario e colmare quella che si reputa essere una lacuna, soprattutto per se stessi!

E, riguardo allo scrivere, io sono dell’avviso che lo scrittore esoterico debba seguire esattamente la stessa linea di “libertà filosofica” che si sente di utilizzare un narratore di altro genere. Ovvero, le ricerche e lo studio possono di certo mettere a posto qualche tassello di un progetto letterario rendendolo pulito, ma il motore principale è senz’altro sempre una parolina magica che a me sta molto cara: Innovazione. Certo, si può essere innovativi retrocedendo, facendo un grande balzo in avanti, oppure restando esattamente immobili dove ci si trova in quel determinato attimo storico o sociale. Qualcosa, però, di base, deve avere un sentore di veramente nuovo, e non di “angolazione leggermente differente”. E siamo, con questo, anche all’interno del concetto magico di Osare. Ma torniamo all’Oracolo. Se l’ho creato è anche perché, da grande appassionata di divinazione, specialmente attraverso le carte, non ho mai avuto la fortuna di poter utilizzare un mazzo che fosse strettamente legato all’immagine della strega tradizionale. Eppure in Italia bisognerebbe riscoprire soprattutto il nostro folklore, ricreare quella magia che gli anziani ancora ci tramandano ma che, nell’epoca moderna, ci scivola addosso purtroppo distrattamente.

“L’Oracolo della Strega Tradizionale” è un trattato che racconta di superstizioni popolari, folklore montano, simbologia contadina, e soprattutto di tutto ciò che è evocato nell’immaginario collettivo riguardo alla figura leggendaria della strega. Attraverso le informazioni del testo è possibile comprendere l’importanza e il valore dei “gesti” tipici di un contesto rurale del passato che, proprio attraverso le 44 immagini suggestive, ho cercato di rievocare e far rivivere per gli appassionati di Wicca e Stregoneria. Molti sono gli argomenti, a tal punto che spesso si è scritto un intero libro soltanto per ogni sezione da me trattata, esempi sono la simbologia animale, le attività delle streghe, le piante magiche, le guaritrici di campagna. Decidere di racchiudere un intero mondo, ricco di rituali, insegnamenti e scongiuri tipici della Stregoneria Italiana, in un unico testo, in maniera concisa e semplice, è stato quanto meno complicato. Ovviamente, non so quanto io sia riuscita in questa complessa avventura, e vi invito a darmi le vostre opinioni, quando e se mi leggerete. Non mi resta, ora, che augurarvi buona lettura!

Solo alcuni degli argomenti trattati: Le streghe nella tradizione, le tipologie di strega, essere una strega oggi, le attività delle streghe, le piante magiche, la simbologia umana e animale, i preparati delle streghe, i luoghi delle streghe, i simboli contadini, e ovviamente tutto quanto concerne la divinazione delle streghe con il mazzo incluso nel libro.  “L’Oracolo della Strega Tradizionale”, edito da Venexia, è disponibile in libreria da Maggio 2012, oppure nel sito della Casa Editrice www.venexia.it

Le parole della Casa Editrice: Incentrato sulla divinazione e completo di 44 carte, questo testo è rivolto sia agli appassionati di stregoneria sia a coloro che si interessano per la prima volta di chiaroveggenza. L’autrice svela le tecniche di lettura delle carte e approfondisce il significato dei più importanti simboli delle streghe, con una particolare attenzione alle piante, agli animali e ai preparati magici. Confronta inoltre la vita stregonesca del passato con quella di oggi e approfondisce le tecniche di divinazione contadina attraverso molti richiami alla saggezza popolare del passato, che con i suoi rimedi offriva semplici soluzioni ai piccoli problemi quotidiani.

Pensieri e ricette del Solstizio d’Inverno

Yule, Solstizio d’Inverno o Natale? Come dovrebbe chiamare questo particolarissimo periodo dell’anno una strega? Intanto bisogna premettere che nella stregoneria tradizionale il Solstizio d’Inverno e il giorno di Natale si uniscono simbolicamente, specialmente nell’abitudine di “tramandare”,in alcuni luoghi d’Italia, rituali di guarigione. Infatti possiamo leggere nel bellissimo libro di Paola Giovetti “I guaritori di campagna”, edito da Edizioni Mediterranee, come esempio di questa usanza, di una simpatica vecchietta che svela alle fanciulle solo nella notte della vigilia di Natale le formule segrete per guarire alcuni mali. Come sappiamo il cattolicesimo, il folklore, la superstizione e gli usi pagani spesso si miscelano in misure differenti in base alle zone di origine di molte usanze magico-popolari. Inoltre, passando all’aspetto ludico, per quanto possiamo essere pagani, e aver preso atto di tutto quanto ci appartiene per diritto, come il tradizionalissimo albero di Natale, se amiamo anche l’aspetto estetico di questa festa, dobbiamo ammettere che persino l’aspetto commerciale ad essa correlato ha un suo enorme fascino. Sarà perché è risaputo che l’organismo umano trae beneficio dalla luminosità, anche artificiale, che rischiara le giornate grigie dell’inverno che, sempre più rigido, scandisce le nostre future giornate. Quel che è certo è che le vetrine delle botteghe, le luminarie nelle vie pedonali, il profumo della cioccolata calda dei piccoli bar affollati, la casa da addobbare, e soprattutto, l’attesa della neve e la magia di un fuoco acceso (per chi ha la fortuna di avere un caminetto ovviamente) rendono magico il mese di Dicembre non solo per i bambini. Dunque, personalissimo parere, credo sia possibile far convivere pacificamente l’aspetto più sacro, attraverso l’intimità e la celebrazione con simboli tipici di questa ricorrenza, come il vischio e il tronchetto di Yule (la tradizione vuole che si utilizzi, come buon augurio e talismano protettivo un ceppo di quercia,dove verranno collocate 13 candele rosse, da bruciare durante il Solstizio) oppure vari rituali in base alla propria tradizione che rendono omaggio e celebrano la figura del “Sole”.

Perdonatemi se non mi dilungo in spiegazioni in questo articolo, per chiunque voglia approfondire l’argomento del Solstizio d’Inverno, consiglio la lettura di un buon libro sulle festività pagane.

Dunque passo oltre e vi scrivo qui di seguito alcune ricette e idee regalo per festeggiare questo momento magico al meglio.

Riguardo a lontanissime reminescenze d’infanzia, quando ero piccola mia mamma mi raccontava di un liquore, chiamato “delle quattro stagioni”, che si beveva a Natale nel suo paese (Dachau, ma suppongo che sia un usanza di tutta la Germania). Mi diceva che, d’estate, bisognava mettere della frutta a macerare in un grande contenitore di ceramica o terracotta, mettere rum e zucchero, aggiungere poi nel tempo i frutti dell’autunno, e consumare il tutto a Natale. Vi consiglio, nel caso vogliate cimentarvi, di cercare informazioni più dettagliate in qualche ricettario tedesco! Ovviamente questa ricetta non è conosciuta tanto quanto il wassail, di cui espongo qui sotto una versione:

Wassail

1 litro di sidro di mele

3 mele

1 stecca di cannella

4 chiodi di garofano

1 cucchiaio  di zucchero di canna

il succo di mezzo limone

il succo di mezza arancia

1 cucchiaino di peperoncino

Unire gli ingredienti e lasciare 4 ore le mele cuocere nel sidro a fuoco lento.

Un’altra bevanda molto conosciuta e tipica della stagione  è il Vin Brulè, caldo e corroborante, adatto a combattere il freddo e tenere lontano il raffreddore.

Vi serviranno:

1 litro di vino rosso  corposo.

2 stecche di cannella

200 grammi di zucchero

8 chiodi di garofano

1 arancia

1 limone

In un pentola mettere i chiodi di garofano, la cannella, aggiungete pian piano un po’ di vino e lo zucchero, poi la buccia dell’arancia e del limone. Mescolate in modo tale che lo zucchero si sciolga un po’, portate ad ebollizione per un paio di minuti ricordandovi ogni tanto di mescolare, meglio con un cucchiaio di legno.

E’ consigliabile filtrare il Vin Brulè con un colino.

Si può anche approfittare della stufa accesa, oppure dei caloriferi, per far essiccare della frutta, da utilizzare per addobbare l’albero o creare  centrotavola e decorazioni per la casa. Esempi più comuni sono le arance, le mele e i limoni, da tagliare a fette, o intagliare a spirale nella buccia, e far essiccare con cura fino a quando non diventano rigidi e completamente asciutti.

La stessa frutta, tagliata a pezzettini piccoli, può essere la base per tisane invernali da sorseggiare la sera o da regalare alle  amiche se scarseggiano le idee. Ecco un esempio:

Tisana invernale

1 Mela secca

1 stecca di cannella triturata

Scorza di 1 limone

Scorza di 1 arancio

10 chiodi di garofano

Tutto naturalmente ben secco e triturato in parti uguali.

Lasciate un cucchiaino del preparato nell’acqua bollente per qualche minuto e dolcificate con del miele.

La mela è un frutto molto utilizzato nella stagione fredda. Mia nonna è solita fare ogni sera le mele cotte in un pentolino, con una semplice spolverata di zucchero.  Molti sapranno che è un frutto salutare, ma pochi che è un simbolo magico molto importante per la stregoneria. Uno dei motivi è che, se tagliate la mela a metà orizzontalmente, vedrete che all’interno si formerà una stella a cinque punte, il simbolo delle streghe per eccellenza. Uniamoci il concetto di fertilità dei suoi semi, le fiabe e i miti ad essa correlati (compresa la storia del paradiso) ed ecco che questo frutto si svela come il più ricco di simbologia in assoluto.

Cambiando nuovamente discorso, una curiosità internazionale: Lo sapevate che in Danimarca gli alberi di Natale si decorano con candele vere accese per l’occasione?  E che c’è un vero e proprio culto per i folletti di Natale? I bambini danesi lasciano tradizionalmente delle scodelle di latte in modo che possano mangiare e non fare dispetti!

Spesso quando si scrive un articolo sulle festività solstiziali e natalizie ci si dimentica di una figura importantissima: la befana! Tradizionalmente tutti sanno che è una vecchietta che elargisce doni ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi, ma pochi sanno che nel folklore stregonesco, in alcuni racconti popolari, questa figura nasce inizialmente come strega classica, per poi sparire nel nulla e diventare il famoso simbolo dell’Epifania.

Nel biellese, per esempio, precisamente a Bioglio, una strega famosissima è stata la papessa, con il suo cane di nome “Moro”. Si narrava che la cima del monte di quella zona, fosse un covo di streghe. Nella notte dell’Epifania la gente temeva lo scorrazzare notturno delle streghe, dunque si chiudeva in casa al tramonto. La leggenda dice che una ragazza del posto un anno si rifiutò di chiudere le finestre e passò sotto la sua dimora proprio la papessa, che le disse di volerle augurare la buonanotte.

Ma la ragazza le rispose:- La buona notte a me, la mala notte a te.- Da quel giorno la  Papessa e il suo cane sparirono, e gli abitanti iniziarono a raccontare ai bambini che era diventata la befana. Riguardo a questa bellissima figura leggendaria, mi ha fatto molto piacere vederne una rappresentazione nelle vie di Postua, paese famoso  per i suoi presepi (nel 2008 pare abbia raggiunto i 160 allestimenti) di cui includo una fotografia.

Ma torniamo alla domanda iniziale. Non  credo, arrivata fin qui, di essere giunta realmente ad una conclusione. Come ho scritto precedentemente, nelle usanze dei guaritori di campagna, e dunque nella stregoneria tradizional-popolare, è facile trovare un riscontro “sacro” anche nella notte del 24 dicembre. Si può quindi affermare che, per lo meno in alcuni ambiti, la strega possa in qualche modo tenere conto anche di questa data. Credo, per concludere, che in fondo il fascino di questo momento dell’anno sia proprio in tante piccole cose, che viviamo in modo non solo sacro, ma anche profano, commerciale, estetico, e certo, anche  tradizionale. E per tradizionale, in questo caso, intendiamo tutti per una volta, un solo concetto: intimo e famigliare.

La Magia dei Profumi

Gli effetti del profumo sull’organismo umano sono riconosciuti e accettati anche a livello scientifico. I profumi agiscono in modo meccanico sul nostro cervello quando, per esempio, inaliamo un’essenza sgradevole e il nostro respiro rallenta, dando un vero e proprio senso di soffocamento.

Un essenza può agire sul sistema nervoso in modo assolutamente imprevedibile, rendendoci più rilassati, più energici, più sereni o ottimisti. L’olfatto è il nostro senso più ancestrale, e stimola l’intuizione e la creatività risvegliando le nostre emozioni più intime.

Ma i profumi hanno anche una forte influenza sulla sessualità, ricordandoci a livello inconscio una familiarità spesso legata all’infanzia o a momenti piacevoli della nostra vita, risvegliando i nostri istinti.

Fra gli animali, è interessante osservare che sono i maschi ad avere gli organi olfattivi più sensibili, che li guidano nel loro compito primario:la conservazione della specie.

I profumi, in campo magico, possono essere utilizzati in svariati modi.

Per esempio, imprimendo un effluvio su un talismano, lo si rende magnetizzato dandogli più forza nel perseguire lo scopo. E cospargendoci con un essenza, lavoriamo a livello astrale, per una sorta di irradiazione magnetica.

Anticamente si utilizzavano dei sacchetti magici, riempiti con delle erbe, come protezione e talismano naturale, contro le avversità e per propiziare la fortuna.

In ambito magico ed anche casalingo, le proprietà dei profumi trovano oggi il pieno utilizzo attraverso l’uso di incensi, preparati ed utilizzati secondo antiche tradizioni, e di diffusori appositi per essenze.

Gli oli essenziali

Gli oli essenziali hanno la caratteristica di essere molto versatili. Possono essere utilizzati per uso interno o per suffumigi per curare alcune patologie di varie entità, per massaggi, per bagni aromatici, oppure come profumazione per l’ambiente, sprigionando attraverso il loro aroma proprietà rilassanti o energetiche, a seconda del tipo di olio utilizzato.

Proprietà dei più comuni oli essenziali utilizzati per profumare l’ambiente:

Abete. Dona a livello emotivo equilibrio ed energia, stimolante e balsamico.

Arancio amaro. Rilassa, rendendo gli ambienti sereni ed alleviando gli stati d’ansia.

Basilico. Antidepressivo, favorisce la concentrazione

Bergamotto: antistress, energetico, utile per disinfettare gli ambienti nel periodo invernale.

Calendula. Distensivo e rilassante.

Cannella: stimolante, aiuta la concentrazione.

Camomilla: calmante e rilassante.

Finocchio. Favorisce la concentrazione e allevia lo stress.

Gelsomino: sedativo, contro l’insonnia e la tensione nervosa.

Lavanda. Antidepressivo, antisettico, purifica l’aria e elimina l’ansia.

Limone: contro stress, stanchezza e insonnia.

Maggiorana Purifica l’aria viziata, favorisce il sonno.

Melissa. Allontana la fatica, donando al sistema immunitario più forza.

Menta piperita. Energizzante, adatto per aromatizzare ambienti di lavoro e studio, tonico psichico.

Rosmarino. Favorisce la memoria e mette di buon umore.

Vaniglia. Combatte l’aggressività, la fame nervosa suscita sensazioni di benessere e rilassamento.

 

Si consiglia qualche goccia di olio essenziale con un po’ d’acqua, messi sull’apposito diffusore.